La mia famiglia

CONVEGNO SU INTELLIGENZA ARTIFICIALE

 

Dovremmo, in primo luogo premettere da quale pulpito viene la predica, non tanto per fare outing come si dice oggi o semplicemente per presentarmi ma per chiarire quali sono i miei pregiudizi teorici e il mio stile di discorso. Vi dico subito che il discorso sulla democrazia è oggi, per me, pieno di difficoltà, non ultima quella che con un interessante metafora Giovanni Sartori chiamava  dell’apertura del vaso di Pandora; vaso chiuso nel passato dalla necessità di difendere la liberal-democrazia (è questo uno dei miei pregiudizi teorici ) dai totalitarismi che si sono chiamati di volta in volta, democrazia reale, diretta, etc.

Una di queste difficoltà, e non è certamente la più piccola è proprio il rapporto tra democrazia e scienza. Per quanto gli studi sociali siano sempre piu’ sollecitati ad accogliere la parola scienza tra i parenti nobili, tanto è vero che si parla appunto di scienze sociali, scienze dell’economia, e perfino di scienza della politica, ancora oggi la divaricazione tra le due culture (come l'ha chiamate Snow vedi:C.P.Snow,The two cultures and a second look, Cambridge University Press, Cambridge 1964; trad.it.,Le due culture, Feltrinelli,Milano,1970.) non si può dire che sia colmato; certamente ha preso altri aspetti non meno problematici che per il passato.

Giovedì 06 Agosto 2009 17:10 Alessandro Di Caro E-mail Stampa PDF

Capitolo I

Dove si parla di cose e fatti strani…

 

 

1.Il mondo è tutto ciò che accade.

Il mondo è la totalità dei fatti, non delle cose.

 

Che vuol dir ciò? Si chiese il giovane discepolo del filosofo persiano che gli aveva scritto queste parole citandole da un oscuro libro intitolato Tractatus logico-philosophicus. Certamente il mondo è costituito da fatti e da cose, questo lo capiva bene, sembrava quasi che il testo volesse dire di non credere alle illusioni , che ciò che conta nel mondo sono i fatti e le cose.

Ma, e questo ma gli sembrava decisivo - il testo diceva appunto che il fatti erano diversi dalle cose. E qui la sua comprensione arretrava. Non solo, ma che il mondo era costituito da fatti non da cose.

Che voleva dir ciò?

Prese coraggio e si recò nella capanna dove viveva il filosofo. Questi stava bevendo un intruglio di erbe e fu sorpreso quando il giovane discepolo gli disse entrando quasi con furia: «Questo scritto che mi hai dato vuol dire che quella che stai sorbendo non è una cosa? E' un invito alla pazzia! E un invito a credere all'assurdo! Bene io mi rifiuto di credere a questo».

«Calmati» disse il filosofo, «mettiti a sedere qui vicino a me e, dopo esserti calmato, rifletti.». Un lungo silenzio seguì queste parole. Poi il filosofo disse: «indicami un po’ la cosa che hai fatto». «Che cosa?» rispose il discepolo. «Ma…» replicò il filosofo «il fatto che ti sei seduto che sembra che ti sei calmato e che, penso, un po' sicuramente hai riflettuto»

«Ma, maestro mio, »disse con un certa timidezza e paura di offendere il discepolo «è certo che non ti posso indicare queste azioni che hai descritto e che io ho fatto. Al massimo le posso aver mostrate

soltanto quando le ho fatte, ma certo queste non sono delle cose».

«Ecco le risposte che cercavi» rispose dolcemente il filosofo.« Le azioni che hai fatto sono appunto dei fatti, non delle cose e certo tu le hai fatte perché io te l'ho descritte e anche tu per ripresentarle le hai dovute ridescrivere. Il fatti si possono solo descrivere non indicare. Ma il mondo, il mondo che interessa me e te ed altri uomini è il mondo che possiamo descrivere».

Ma già tramontava la sera e il filosofo congedava il suo giovane discepolo non prima di avergli messo in mano un papiro dove vi era scritto qualcosa. «Leggilo domani quando sarai calmo»